Origini
Le origini del Progetto Harambee Etiopia
Assemblea Nazionale del MASCI (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani)
6 ottobre 2001
a Brucoli (Sicilia):
viene lanciato il Progetto Etiopia come impegno nazionale del MASCI a sostegno della rinascita dello scoutismo giovanile in Etiopia. Finita la dittatura di Menghistu, è possibile aiutare la comunità etiope, che vive ancora in situazioni di grave povertà e disagio, a promuovere, attraverso lo scoutismo, i valori fondamentali della vita, i diritti umani e l’educazione dei giovani come fattore di sviluppo.
La richiesta e la proposta giunge dal Padre Cappuccino Renzo Mancini, Presidente degli Scout etiopi. La comunità MASCI di Crema si assume il compito di coordinare l’iniziativa.
Grazie ai contributi di molte comunità MASCI e della collaborazione dell’AGESCI, nel giro di un anno l’Ufficio Nazionale Etiope è dotato di computer, telefono, fax e attrezzature varie, necessarie per farsi conoscere e promuovere lo sviluppo dello scoutismo in tutto il paese. La Segreteria è attiva e aperta ai contatti con il mondo Scout Internazionale. Dopo una visita all’Ufficio scout di Addis Abeba da parte del Direttore della Regione Africa, giunge l’invito alla Conferenza Mondiale in Grecia.
36a Conferenza Mondiale del Movimento Scout (WOSM)
15 luglio 2002
in Grecia:
avendo tutti i requisiti richiesti dalla Organizzazione Mondiale (WOSM), viene riconosciuta ufficialmente l’Associazione Scout d’Etiopia, che ha come Presidente Padre Renzo Mancini.
Il raggiungimento di questo obiettivo apre una fase nuova e molto promettente di sviluppo dello scautismo giovanile in questa area dell’Africa. Ma ci sono novità anche per lo scautismo degli adulti: un gruppo di “vecchi” scout sta muovendo i primi passi nel tentativo di costituire un’organizzazione nazionale in Etiopia.
Nel momento del riconoscimento ufficiale gli Scout Etiopi in attività risultano essere circa 2.000, con un buon gruppo di capi, circa 170, che lavorano su tutto il vasto territorio dell’Etiopia.
La prima fase del Progetto Etiopia è conclusa, ma sulla base di questa positiva evoluzione dai fratelli etiopi giunge la richiesta di continuare la collaborazione per raggiungere nuovi obiettivi.
Si ipotizzano la costruzione di una base scout nazionale, l’allestimento di sedi regionali dell’Associazione, il supporto alla realizzazione di campi di formazione per capi scout, il supporto alla nascente organizzazione degli adulti scout d’Etiopia.
La nuova fase del Progetto Harambee Etiopia
La nuova fase del Progetto Harambee Etiopia ha inizio nel 2003, in risposta alla richiesta di aiuto da parte del Presidente dell’Associazione Scout d’Etiopia (Chief Commissioner of E.S.A.),
Padre Renzo Mancini, per uno sviluppo ed una diffusione capillare dello scoutismo con tutto il suo contenuto di valori, vista la carenza nel paese di agenzie educative di ogni tipo (associazioni, movimenti ecc.).
Il Progetto assume il nome “Harambee Etiopia“, perché viene avviato dalla Fondazione Brownsea e da alcuni volontari, che hanno già partecipato per anni al Progetto Harambee in Kenya.
Progetto Operativo
La prima iniziativa promossa dal Progetto Harambee Etiopia è la realizzazione di una base scout che permetta fin dall’inizio di lavorare in due ambiti fondamentali:
• ambito educativo e di formazione: si prevede nell’immediato un impegno nella formazione dei capi scout e dei ragazzi, che possono trovare nello scoutismo l’occasione per una formazione completa che li prepari a vivere e a porsi al servizio del loro paese.
• ambito realizzativo: la base scout servirà per le attività dei ragazzi, ma funzionerà fin dall’inizio anche come centro di servizi per la comunità. Si intende infatti cooperare allo sviluppo della popolazione locale, con interventi mirati a educare le persone a gestire in autonomia le iniziative che si spera di realizzare (strutture di pubblica utilità, attività educative volte a migliorare l’alfabetizzazione e la cultura igienico-sanitaria, sperimentazione e diffusione di tecniche lavorative).
Formazione capi scout:
per la rinascita e la diffusione dello scoutismo in Etiopia è fondamentale la formazione di animatori e capi che pratichino ed insegnino i valori tipici dello scoutismo.
Come organizzare campi, corsi, seminari di formazione per i futuri capi? Si valuta l’ipotesi di rivolgersi a vecchi scout e ad insegnanti, gli uni quali testimoni delle specificità dello scoutismo etiopico, gli altri perché già inseriti nelle dinamiche educative del mondo giovanile e già abituati a rapportarsi con ragazzi di religioni diverse dando, comunque, continuità al progetto.
Per la diffusione sul territorio, i ragazzi dovranno poter disporre di un minimo di attrezzatura per le attività e di un luogo di riunione, in modo che le varie unità abbiano una certa autonomia; la disponibilità di una base in cui conoscersi e lavorare insieme può contribuire a formare il senso di fratellanza e di servizio, con la guida di capi motivati. E’ un progetto impegnativo, che ha come caratteristica fondamentale la continuità con lo scoutismo etiope prima della dittatura di Menghistu, che lo aveva messo fuori legge.
Qualora non fossero disponibili i testi di B.P. in amahrico, sarebbe importante che qualcuno degli insegnanti contattati e sensibili allo scoutismo traducesse dall’inglese questi testi e si stampasse un libro in amahrico. Questo sarebbe uno dei pochi libri, al quale i ragazzi potrebbero fare riferimento; possedere un libro e saperlo leggere è un passo decisivo nella promozione umana.
Realizzazione di una base scout
Le autorità locali del Comune di Gassa Chara ci hanno assegnato un terreno di circa 12.000 mq. Nel villaggio non c’è energia elettrica. Il collegamento telefonico è stato attivato nel giugno 2004 con l’installazione di un posto pubblico (una capanna) nei pressi del Municipio, con antenna parabolica satellitare.
L’unico pozzo di Gassa-Chare si trova a 250 circa metri dalla futura base scout; ci è stato consentito il collegamento per l’acqua solo durante le grandi piogge e questo comporta una serie di problemi durante gli altri periodi. Sarebbe necessario scavare un altro pozzo per la base scout, ma i costi sono notevoli (la falda acquifera si trova a 180 metri di profondità). L’acqua è ovviamente indispensabile per tutti i progetti cui si vuole mettere mano, per la continuità della presenza dei volontari e per ogni opera che si voglia avviare. Il fatto poi di avere un’altra fonte di approvvigionamento ridurrebbe alla popolazione locale le percorrenze e le attese per il rifornimento quotidiano dell’acqua.
Altre prospettive per il futuro
Le autorità comunali e provinciali etiopi hanno così ben recepito la bontà delle linee-guida del nostro progetto, da volerci affidare in gestione il costituendo Parco dei “Monti Gemelli” (Tinishu Atso e Tiliku Atso), dove resistono gli ultimi lembi di foresta originaria.
Qui ci viene richiesto un intervento di accesso, di riforestazione e di attrezzatura adeguata, per rendere la zona anche turisticamente invitante e per dare alla popolazione un preciso segno di inversione di tendenza, rispetto alla dilagante deforestazione in atto.
Un simile intervento ben si accorda con la necessità di sperimentare con la popolazione progetti destinati ad influire sul territorio e sullo sviluppo della regione, attuati attraverso metodi educativi, che facciano crescere le persone.

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