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L’Etiopia è un paese anagraficamente molto giovane, dove manca qualsiasi tipo di associazionismo e di struttura educativa che non sia la scuola. In situazioni come questa i ragazzi possono trovare nello scoutismo l’occasione per una formazione completa, che li aiuti a crescere, li prepari alla vita e a porsi al servizio del loro paese, sottraendoli ad un futuro di emigrazione forzata.
L’Etiopia è un paese grande quasi 3,5 volte l’Italia. Il progetto mira a raggiungere tutte le regioni e non solo le città, ma anche i villaggi dove peraltro vive gran parte della popolazione. Una diffusione capillare è infatti resa necessaria dalle enormi difficoltà di comunicazione, sia stradali sia postali e telefoniche. Lo stato delle strade in particolare è disastroso.
Il progetto di costruzione di una base scout verrà attuato nelle vicinanze della missione di Padre Renzo Mancini, in località Gassa Chare, situata a cinquecento chilometri a sud di Addis Abeba; si tratta di un insediamento abbastanza recente, che si trova nel sud ovest del paese, lungo il tracciato della strada sterrata che da Sodo, dopo aver superato il fiume Omo, entra nella regione del Dawro-Konta. Il villaggio si trova a quasi 2.400 metri di altitudine sul livello del mare e domina una bellissima e verde catena di montagne.
La zona di Gassa-Chare è situata a 7 gradi latitudine nord (quindi vicinissima all’equatore) e 37 gradi longitudine est; è stata intensamente deforestata per fare spazio all’agricoltura.; il clima, data l’altitudine, è caldo temperato e la stagione delle grandi piogge cade nei mesi di luglio, agosto e parte di settembre; in rapporto alla quantità di pioggia caduta si avrà un buon raccolto o sarà carestia.
Gli abitanti sono molto poveri e l’età media è molto bassa. La popolazione femminile è la più numerosa. Le attività svolte sono essenzialmente collegate all’agricoltura e all’allevamento di ovini e bovini. Gli scambi avvengono nei mercati che si tengono quasi quotidianamente nei paesi vicini, tutti ad una distanza percorribile in una giornata di cammino, 20 km. circa, dove confluiscono i prodotti che vengono o barattati o pagati con capi di bestiame (considerati una vera e propria moneta di scambio).
Gran parte del lavoro, ai mercati come nei villaggi, è competenza delle donne che, come i bambini, in questo tipo di società non hanno, di fatto, alcun diritto. La situazione sanitaria vede una mortalità infantile intorno al 20% e alle “normali” malattie (malnutrizione, parassiti, tifo, tubercolosi, ecc.) si aggiunge, in continuo aumento, l’AIDS con il suo corollario di vedove ed orfani sieropositivi.
Gli abitanti del villaggio, in cui si intende realizzare una base scout, vivono prevalentemente in capanne di fango con tetto di paglia. Sono molto accoglienti ed hanno espressioni serene che invogliano a fare amicizia.
Quanto alla lingua, parlano l’amahrico/dawrino, una lingua difficile da parlare per gli stranieri e incomprensibile quando è scritta.
Undici giovani capi e 150 lupetti che hanno fatto la “promessa” nel corso del mese di maggio 2004; essi costituiscono il primo gruppo scout della zona. Altri gruppi sono nati nella zona di SODO, a quasi 90 km. di distanza (in termini di tempo, circa tre giorni di strada, a piedi…).

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